sabato 3 agosto 2019

Un eroe del mare: Salvatore Todaro





Salvatore Todaro ((Messina, 16 settembre 1908 – al largo di La Galite, Tunisia, 14 dicembre 1942).


E’ il 27 aprile 1933, una mattina di addestramento sugli idrovolanti come tante a La Spezia. Salvatore Todaro è imbarcato a bordo di un S.55 con il ruolo di osservatore. Viene sganciato male un siluro e l'acqua sollevata dall’impatto colpisce l’aereo Savoia-Marchetti, noto per le trasvolate atlantico di Italo Balbo e lo fa cadere in acqua. Salvatore, fresco sposo, riporta una frattura della colonna vertebrale, a causa della quale dovrà portare per il resto della vita un busto.

Si sa, gli uomini veri, quelli, pochi, che si possono definire eroi della Storia, non si arrendono alle difficoltà e, così, Salvatore, qualche anno dopo, padre di un bimbo di neanche un anno e avuto nel frattempo il grado di Capitano di Corvetta, diviene comandante del sommergibile Luciano Manara (Classe Bandiera) e successivamente del sommergibile atlantico Cappellini (Classe Marcello).

L’Italia entra in guerra proprio quell’anno e il Cappellini è destinato a Bordeaux, dove hanno sede gli U-Boot tedeschi. I mezzi di quella base hanno lo scopo di contrastare i trasporti di rifornimenti via mare dagli USA alla Gran Bretagna.

E’ una notte del 16 ottobre del 1940, al largo delle isole di Madera Cappellini incrocia una nave trasporto, la Kabalo, armata di cannone 102 mm e battente bandiera belga, in realtà, un mezzo requisito dalla Gran Bretagna per trasportare pezzi di ricambio aeronautici. Il sommergibile italiano attacca la nave con i due cannoni da 100 mm colpendola ripetutamente e costringendo i suoi occupanti ad abbandonarla. Avvicinatosi all’unità in affondamento, Todaro scorge cinque uomini in mare e ventuno a bordo di una lancia di salvataggio e chiede al comandante avversario Georges Vogels le condizioni dei suoi uomini. Considerato che si trovano a centinaia di miglia dall’approdo più vicino e che navigare in pieno autunno con quell’esile scialuppa, sarebbe estremamente difficoltoso, Todaro decide e comunica, di rimorchiare l’imbarcazione verso la costa più vicina, rimanendo in superficie e quindi esposto ad eventuali attacchi nemici. 


Ha inizio così una impresa destinata ad entrare nella Storia e narrata persino in un film di Duilio Coletti del 1954, con Renato Baldini nel ruolo di Todaro e Folco Lulli in quello del secondo, reperibile su YouTube in maniera integrale.

Il viaggio durerà quattro giorni e quattro notti, durante il quale più di una volta il cavo di traino si spezza, facendo decidere Todaro, infine, di prendere a bordo i naufraghi (vedi foto originale), azione da molti indicata come folle. Dopo 750 miglia di mare, Todaro fa sbarcare i naufraghi alle Azzorre salvandoli cosi tutti. Di questa impresa e di Todaro si parla in tutta Europa, i cui giornali lo definiranno il “Gentiluomo del mare” e il “Don Chisciotte del Mare”.

Alle Azzorre, dopo aver sbarcato i naufraghi si sente chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo: "Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non fossi stato a dormire nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza". Salvatore Todaro risponse: "Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me". Porta la mano alla visiera in segno di saluto e fa per andarsene, ma vede il secondo ufficiale che lo guarda, si ferma e chiede: "Ha dimenticato qualcosa"? "Si - risponde l'altro con le lacrime agli occhi - Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere". Risposta: "Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro". (Brano riassunto dal volume La battaglia dell'Atlantico Ferni editore).

Al ritorno a Bordeaux, Todaro fu ripreso dai superiori, in particolare i tedeschi, in particolare ancora dall’ammiraglio Karl Dönitz, che criticò severamente:  “Neppure il buon samaritano della parabola evangelica avrebbe fatto una cosa del genere”, sbotta l’ammiraglio tedesco Donitz, che pure lo ammira. “Signori, – dice rivolgendosi ai colleghi italiani – io vi prego di voler ricordare ai vostri ufficiali che questa è una guerra e non una crociata missionaria. Il Signor Todaro è un bravo comandante, ma non può fare il Don Chisciotte del mare”. Todaro rispose alle critiche mosse, con una frase lapidaria, riportata da molte fonti e mai smentita, rimasta celebre, da allora in poi, nella storia della nostra Marina: “Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle”. Per l’azione ricevette comunque la medaglia di bronzo al valor militare. (fonte: Italiani in guerra).

Il 5 gennaio 1941, nel tratto di mare compreso tra le isole Canarie e la costa africana il Cappellini affondò, sempre utilizzando il cannone, il piroscafo armato inglese Shakespeare da 5.029 tonnellate. Anche in questo caso Todaro raccolse i 22 superstiti, alcuni gravemente feriti, e li pose in salvo sulle coste dell'isola di Capo Verde.

Il 14 dicembre 1942 il comandante Todaro, muore a soli 34 anni in Tunisia, al largo di La Galite, colpito da una scheggia alla tempia durante un mitragliamento aereo a volo radente di uno Spitfire inglese al motopeschereccio “Cefalo”, sul quale si trovava per pianificare una serie di attacchi al porto di Bona (fonte: Italiani in guerra). Sua figlia nascerà nel 1943 senza conoscerlo di persona, ma con la consapevolezza che fosse un vero eroe.

Il governo fascista riconoscerà a Salvatore Todaro la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria

“Ufficiale superiore di elette virtù militari e civili. Capacissimo, volitivo, tenace, aggressivo, arditissimo, (…) immolava la sua preziosa esistenza alla sempre maggiore grandezza della Patria. Purissima figura di uomo e combattente, esempio fulgidissimo di sereno, intelligente coraggio e di assoluta dedizione — Mediterraneo giugno 1942 - dicembre 1942. ” (fonte: Presidenza della Repubblica).

Salvatore Todaro non ebbe esitazione a rispondere alla Legge del mare e degno figlio della cultura di una civiltà millenaria salvò in mare i nemici che stavano uccidendo in Africa settentrionale i nostri compatrioti mentre i loro aerei bombardavano le città italiane causando vittime tra i civili.



Viviamo un periodo folle, in cui ci sono persone che si definiscono italiani, ma che la loro storia non la conoscono, pur facendone bandiera. La Storia è una cosa seria e non è legata a interpretazione, ma ai fatti. Chi si distoglie dai fatti, racconta favole. Nemico dell’Italia è chi rinnega duemila anni di Storia per fini politici o puramente personali, nemico dell’Italia è chi misconosce la storia di eroi come Salvatore Todaro. Nemico dell’Italia è chi non siede fianco a fianco, anche idealmente, con i nostri marinai e non ne condivide la vera essenza e il loro retaggio.

domenica 10 settembre 2017

Diamond Life

Sfogliare tra i miei vecchi vinili e tirare fuori l'originale Diamond Life di Sade. Era il 1984, ma non è questo il punto anche se potrebbe essere un argomento interessante.
Il punto è che questo album ancora oggi mi da le stesse emozioni e i suoi brani superano la prova del tempo nel sound e al di là delle mode commerciali.
Non c'è un brano in questo primo album di Sade che possa essere considerato inferiore a un altro: sono tutti straordinari.
Originali sin dall'intro di ognuno.

Smooth Operator con il sax che ti entra sinuoso nell'anima a tessere il tappeto sonoro alla voce, straordinaria.

Your Love Is King dove sempre il sax ti porta in una sera di anni fa e diventa simbolo. Le percussioni frenate e il solo del tenore che impazzisce. La canzone di Sade. È quella ti entra dentro e non puoi che cantarla con lei.

Hang On To Your Love, basso e chitarra funk ossessivi, lanciano e supportano la voce di Helen che tesse in temi quasi gospel sussurrati: unica.

Frankie's First Affair, malinconico dall'atmosfera noir con il sax tenore al di sopra di tutto, ambisce e conquista il duetto con la voce di Sade, e poi la abbandona per lasciarci uno dei più bei soli di sax degli anni '80, poche battute che ancora mi fanno venire i brividi Stuart Matthewman.

When Am I Going To Make A Living, si apre al sole con la ritmica coinvolgente delle congas, la voce che si libra alternando ritmica a melodia lasciando agli altri strumenti il compito di colorare la scena corale.

Cherry Pie.  Intro di basso bello da parlarci per notti intere con Alessandro Mura. Il basso che domina sulla voce di Helen, il basso che non fai a meno di seguirlo, immaginando la mano destra di Paul Denman che vola sulle corde e non vorresti finisse mai.

Sally: Jazz. Cool. Elegante. Fraseggi di sax e tromba in sordina che creano profondità alla voce straordinaria di Sade e poi il solo del tenore ti fa venire i brividi e poi di nuovo la voce fino al duetto con Stuart e poi a quello con il basso di Paul.

I Will Be Your Friend è un pezzo meraviglioso, uno di quelli che il Rob Gordon di High Fidelity inserirebbe nella compilation definitiva. Il tenore è sublime, basso e percussioni creano la struttura, il sax l'emozione e Sade racconta stupendamente la storia modulando la voce sulla sua preghiera e non puoi staccarti da essa.

Why Can't We live Together è l'ultima track. Iniziano le congas, tribali. Poi entrano basso e chitarra ossessivi. Poi aprono hammond e tastiera e inizia a cambiare. Mood avvolgente. Niente voce, fino a quando un grido: Tell me Why! riporta Sade in scena. Ma è il mood strumentale che ti trascina e il basso ti fa impazzire fino a quando la chitarra svisa in duetto con la voce e poi riprende il mood incessante e la voce che lo sottolinea al punto giusto e chiude. Together.

E lo fai ripartire da capo tutto.

domenica 30 luglio 2017

una sera d'estate

Dei ragazzi sotto la mia finestra con l'autoradio cantano gli Stadio.
Come noi, qualche estate fa.
Ma quando è passato tutto questo tempo?
Dove siamo finiti intanto?
E la musica riapre lo spazio e il tempo, per stanotte non sono qui.

domenica 15 gennaio 2017

Stardust

Ricordi quando ho detto che non sapevo niente sull'amore? Non era la verità... So molto sull'amore, l'ho visto nascere per secoli e secoli, era l'unica cosa che rendeva il tuo mondo sopportabile... Tutte quelle guerre, le falsità, il dolore, l'odio, ero tentata di posare lo sguardo altrove in eterno, ma il vedere come l'umanità si arrende all'amore, si possono setacciare gli angoli più remoti dell'universo senza trovare una cosa altrettanto meravigliosa... perciò.. si certo io so che l'amore è incondizionato ma ho imparato che può essere imprevedibile, inaspettato, incontrollabile, insopprimibile e molto facile da confondere con l'avversione... Quello che cerco di dirti Tristan è che CREDO DI AMARTI, IL MIO CUORE E' COME SE ORA.. IL MIO PETTO NON LO POTESSE PIU' CONTENERE E' COME SE ORMAI NON APPARTENESSE PIU' A ME MA FOSSE TUO.. E SE TU LO VOLESSI, IN CAMBIO IO NON TI CHIEDEREI NIENTE, NINTE DONI PREZIOSI O MANIFESTAZIONI DI GRANDE DEVOZIONE, NIENTE VORREI SOLO SAPERE CHE MI AMI! E' IL TUO CUORE IN CAMBIO DEL MIO!

giovedì 26 maggio 2016

Dove non ho più parole, inizi tu.

Dove non ho più parole inizi tu
Dove comincio a stare bene
Dove mi sembra di volare e non tornare giù
Amore in tutti quanti i sensi, amore mio
Amore figlio di altri tempi
Amor dal cor che si commuove
Amore amore amore mio
Non so quant’è che io ti cerco
e neanche so se ti ho incontrato
Perché è difficile capirlo
Quando qualcuno è innamorato
Amore senza fine, amore libero
Così bugiardo e così vero,
Amore senza una ragione
senza via d’uscita
Impossibile padre padrone della nostra vita
Amore vento nelle mani
amore di parole al vento
Che aspetti a stringermi
tra le tue braccia
Amore mio

MINA

mercoledì 30 marzo 2016

Due amori

“ Allora, avrai due amori nella vita, uno possibile con cui costruire, uno impossibile con cui vivere in sogno ciò che sarebbe potuto essere.Ho sempre pensato che la vita ti regali con ogni persona al massimo un paio di occasioni, la seconda, se per qualche strano motivo hai buttato via la prima. Tu le sprecherai entrambe, poi continuerai a pensarci sempre, come una condanna, un tormento, un chiodo fisso distratto dal muro solo alcuni secondi, il giusto tempo per staccarsi e far crollare in terra, in mille pezzi, le tue certezze di anni. Perché in cuor tuo sai che avrai dovuto rinunciare per cause di forza maggiore, non avresti voluto. Conoscerai cos’è la disperazione, conoscerai l’impotenza che consiste nel riporre il domani in una speranza negata. Tutto ciò che vivrai con chi avrai accanto ti risveglierà sempre un ricordo sottile, prepotente, assoluto, selvaggio e passionale com’è una storia non consumata, un’emozione proibita. Uno sguardo incancellabile, e lo sapevo, lo sapevo già, credimi, lo sapevo come un giuramento che non l’avrei dimenticato, né avrei potuto ritrovarlo mai più negli occhi di nessuno. Lei aveva uno sguardo che sapeva tutto di me e io sapevo tutto del suo, senza esserci potuti dire quasi niente che potesse giustificare quella strana sintonia. Due persone che si guardano e si spogliano di tutto, hai presente? Si percorrono, come si fa con una strada che conduce nel punto più alto che c’è ma poi devono rivestirsi, nascondere la propria intimità e cedere al potere del “non si può”, divisi su un bivio beffardo. Ma io quello sguardo lo conservo dentro di me come un segreto ribelle che si è svelato al respiro e fa parte di ciò che mi tiene in vita, non me lo sfilo dal cuore. Perciò ogni mio respiro lo alimenta ancora.
- E quindi si sceglie il primo tipo di amore?
- Credo di sì, a malincuore, ecco il perché di tanta gente infelice. Forse sprecando il momento perfetto poi ci si consola così, quasi fosse una giustificabile punizione. Io no, io non ce l’ho fatta. Ho preferito niente. Ma oggi penso che forse, più semplicemente, la natura degli uomini sia questa qui. Noi amiamo essenzialmente quello che ci manca. ”

— Massimo Bisotti "Un anno per un giorno"

James P. Hogan

Beh, se un racconto ti fa arrivare alle due di notte per finire di leggere i due terzi delle pagine che lo concludono, vuol dire che è una grande storia, ben scritta, ben tradotta e avvincente come poche altre mi sono passate tra le mani. Il primo racconto de "Le Stelle dei Giganti" di James P. Hogan, edito su Urania collana Millemondi è una delle storie di fantascienza migliori che abbia mai letto. Forse la migliore.

venerdì 11 marzo 2016

Laude alla pasta

Giunta l'ora del desinar, da bravo pastafariano eleverò una laude a tutta la pasta! Laudata sii o mia pasta ai quattro formaggi con tutti li tuoi cacii, specialmente Messer Gorgonzola. Laudata sii o mia pasta per sora Carbonara, si tanto semplice, si tanto bona. Laudata sii o mia pasta per sora Amatriciana e frate Pesto. Laudata sii o mia pasta per frate carciofo cum pancetta. Laudata sii o mia pasta per frate tonno con oliva nera Caetana. Laudata sii o mia pasta in qualunque tipo di forma tu ti mostri a noi mortali: Fettuccine, Tonnarelli, Spaghetti o Fini Fini, Tortelìni e Cappelletti, Maccaroni, Fusilli, orecchiette e Trofie, ma soprattutto per sua maestà lo GNOCCO!

Scritto sulla pietra

“Sulle pergamene si leggono lettere, parole, frasi, ma anche la superficie della pietra può raccontare delle storie. E’ una maniera per insegnare, o per mostrare qualcosa che non si vuole rivelare (…) ci sono molti segni che a prima vista possono sembrare forme tracciate a caso, senza senso, ma in realtà nascondono qualcosa di importante, che può essere compreso soltanto da chi è pronto a coglierlo, mentre viene del tutto ignorato da chi non sa ” (Paloma Sanchez-Garnica - “La Cattedrale Ai Confini del Mondo”)

mercoledì 24 febbraio 2016

Io sono una forza del Passato

"Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io assisto, per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più. " (Pier Paolo Pasolini)